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La coltivazione dei limoni

Un’ altra parte dei cittadini di Cetara, soprattutto quelli che popolano i quartieri del Casale, si dedicano con la stessa prodigalità dei marinai all'agricoltura. Gli agrumeti ed i vigneti sono strutturati a pergolato costruiti con pali di castagno basso ed insistono su territori scoscesi lungo le pendici del Monte Falezio. Queste coltivazioni sono sistemate a terrazzamenti delimitati da màcere in pietra viva che consentono una perfetta aderenza al territorio, sfruttato con particolare attenzione, mirando soprattutto alla sua salvaguardia.

Fiore all'occhiello del comparto è sicuramente la coltivazione dei limoni ed in particolare del classico limone della Costiera, lo Sfusato Amalfitano, che è in via di estinzione e che trova forse proprio qui il suo clima ideale per continuare ad offrire una qualità ed una fragranza che lo rende riconoscibile su tutti i mercati italiani e stranieri. Dall’albero viene raccolto insieme ad una piccola parte del ramo con foglie che rappresentano un altro elemento di tipicità del prodotto costiero. Le rese unitarie di questa produzione sono basse ed arrivano a circa 200 quintali per ettaro. Coltivati nei classici terrazzamenti che ricoprono la parte bassa del Monte Falezio e le colline che circondano il paese sono curati con meticolosità e ricoperti nel periodo invernale: anni addietro con frasche secche o “pagliarelle” per evitarne la gelificazione nei mesi freddi dell’inverno, mentre oggi ci usano i classici teli neri che preservano ancora meglio il prodotto e rendono meno difficoltoso il lavoro dei contadini cetaresi. Grazie a questi sistemi di copertura la produzione arriva fino ai mesi di luglio ed agosto ed a volte anche fino a settembre. Naturalmente collegato a questo frutto c’è anche il momento della trasformazione nel liquore tipico di queste zone il limoncello che anche a Cetara ha la sua produzione caratteristica. 

Uno dei mestieri più antichi e faticosi della Costiera era senza dubbio quello della portatrice di limoni. Un’attività ricca di sacrifici che consisteva nel caricare grossi sportoni costruiti con legno di castagno rivestiti di stoffa all’interno, che potevano contenere tra i 50 e 70 kg. dei preziosi limoni della Costiera Amalfitana. Dalle balze dei Monti Lattari scendevano queste abili portatrici che avevano ai piedi delle “cioce” formate di stoffa imbottita legata con spago alle caviglie e un copricapo in stoffa ben imbottito sul quale appoggiavano dei sacchi di juta a proteggere testa e schiena e procedevano spesso con l’ausilio di bastoni di castagno fino a valle dove i limoni venivano caricati sui carri che portavano la preziosa mercanzia nei mercati regionali o veniva imbarcata per raggiungere mercati più lontani. Attualmente pare che a Cetara siano rimaste 4 o 5 donne che svolgono questa attività. Nel ricordo di queste antiche tradizioni è stata installata nel 2008, nei pressi della chiesa di S. Maria di Costantinopoli al rione Casale, una statua in bronzo dell’artista Battista Marello raffigurante appunto la portatrice di limoni.

Il periodo di maggiore affermazione ed espansione dell'agrumicoltura fu l'inizio del XX secolo allorquando la borghesia agraria, dopo l'acquisizione dei terreni incolti del demanio e della chiesa, si cimentò in un grande sforzo di riconversione colturale che consistette principalmente nella trasformazione in agrumeti di gran parte della superficie costiera. La costituzione del sistema dei terrazzamenti tuttora esistente, sottopose i proprietari ad un impegno finanziario consistente, sforzo che si spiega soltanto in rapporto all'alta redditività dell'investimento. Il raccolto accuratamente selezionato a seconda del calibro del frutto, protetto da carta velina ed incassato in appositi contenitori, veniva avviato verso i mercati esteri (in particolare quello londinese) mediante spedizione su piroscafi. 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la coltivazione del limone si estese nella penisola iberica, in Grecia, Israele, Libano e persino in California, provocando l'arresto dell'esportazione del limone amalfitano. Rimaneva il mercato interno. Infatti fino alla metà degli anni '60 i limoni di Cetara e della Costiera venivano massicciamente inviati verso i mercati generali di Roma, ma negli anni successivi il declino è stato sempre più grave e rapido.

 

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